La città in cui vivo, Bergamo, è stata recentemente raggiunta dal servizio Mobike.

Per chi non lo conoscesse, Mobike è una azienda cinese che offre un servizio privato di noleggio di biciclette a flusso libero: le bici sono parcheggiate all'interno del perimetro comunale e possono essere liberamente usate da chiunque. Al termine dell'utilizzo, si lascia la bicicletta in un punto qualsiasi del territorio comunale. Uniche due condizioni: avere uno smartphone con cui interagire con il servizio e una carta di credito/debito con cui pagare la tariffa.

Ho approfittato delle vacanze natalizie per provare il servizio. Per anni la bicicletta è stata il mio mezzo principale di locomozione in città e penso di conoscere abbastanza bene i problemi di chi si muove su due ruote per dare un giudizio personale sul servizio Mobike:
  • Mobike batte come fruibilità il servizio BiGi, se non altro per la possibilità di non dover riportare la bicicletta alla rastrelliera di riferimento, che è spesso distante o vuota quando serve una bicicletta. Sono stato cliente BiGi, ma ho poi lasciato scadere l'abbonamento principalmente per questi due motivi;
  • ho trovato le biciclette Mobike abbastanza scomode: pesano, sono un poco instabili per via delle ruote di diametro ridotto e hanno dimensioni un filo ridotte per una persona media. Il sellino può essere regolato, ma l'escursione è limitata e il meccanismo cede spesso dopo pochi metri (su sei viaggi ho avuto questo problema quattro volte). Giustamente sono progettate per percorsi brevi e probabilmente si può soprassedere. Lodevole invece la presenza del cestello portapacchi frontale e dei fanalini, ottimi per viaggiare in sicurezza;
  • usandole è palese che siano biciclette pensate per essere lasciate incostudite all'aperto e richiedere la minor manutenzione possibile. Fra le varie semplificazioni apportate c'è la mancanza dei rapporti, lacuna che rende la pedalata impegnativa nei piccoli dislivelli di cui Bergamo è costellata;
  • l'applicazione da smartphone è da rivedere, è lenta, funziona male e la traduzione è approssimativa;
  • il costo non è bassissimo (oggi 30 centesimi per la prima mezz'ora), ma è comunque adeguato, soprattutto se pensate alla comodità e al rischio di vedersi la propria bicicletta rubata (già successo);
  • il meccanismo di reputazione è molto interessante. La reputazione degli utenti viene costruita in base al numero di corse effettuate con successo e alle azioni virtuose che questi compiono, quali ad esempio segnalare problemi meccanici alla bicicletta. In seguito a scomportamenti scorretti, la reputazione cala e questo può influire negativamente sulle tariffe praticate da Mobike per il particolare utente.
Bene, queste sono le mie impressioni, ma consiglio Mobike? Assolutamente sì, consiglio Mobike  se volete una modalità intelligente per muovervi fra le vie del centro o per spostamenti sporadici. Mobike potrebbe essere anche un bel modo per girare la città da turisti.

Sicuramente è un servizio agli albori e da migliorare, ma spero che in un futuro abbastanza vicino Mobike punti maggiormente sulla qualità delle sue biciclette e su quella dell'applicazione.

Il tema della pesantezza delle Mobike può sembrare cosa di poco conto, ma posso assicurarvi che non lo è. Se infatti le Mobike sono perfette per muoversi fra le vie pedonali del centro, quando si passa sulla strada trafficata il discorso cambia. Con una bicicletta normale è abbastanza facile tenere una velocità simile a quella degli autoveicoli nel traffico urbano. Con la Mobike, invece, ho avuto l'impressione di essere lento e obbligare gli automobilisti ad accordarsi o a superarmi in modi azzardati. Questa sensazione di insicurezza mi ha portato spesso a comportamenti scorretti e rischiosi come salire e scendere dai marciapiedi o a percorrere brevi tratti contromano, per evitare le vie più trafficate.

Questo chiaramente non è un problema della Mobike in sè, ma piuttosto è un sintomo della mancanza di infrastrutture adeguate alle richieste di una mobilità dolce.

"Appunto, perché non usi le ciclabili invece di dare fastidio ai poveri automobilisti?" - si chiederanno alcuni. Vorrei davvero, ma per come le piste ciclabili sono state realizzate a Bergamo, è abbastanza complicato:
  • le ciclabili sono spesso realizzate sui marciapiedi, con il rischio di investire i passanti incuranti o di incappare in un'auto che esce troppo zelante da un passo carrabile;
  • i tratti contigui sono spesso lunghi poche decine di metri, e obbligano il ciclista ad attraversare la strada in continuazione o a salire e scendere dal marciapiede, manovra talvolta all'origine di gravi incidenti.
Mi piacerebbe che il Comune, invece di realizzare queste opere a mio avviso poco utili, adottasse il modello basato sulle bike lane, usato ad esempio a Londra: una corsia per senso marcia, di circa un metro di larghezza, posta ai lati della carreggiata, ben marcata e allo stesso livello delle auto. E soprattutto, vorrei che mettesse in campo una serie di azioni per incentivare il rispetto delle regole, sia dal dei lato ciclisti sia dal lato degli automobilisti.

Infine, permettetemi di chiudere con un po' di rammarico: la Lombardia è nota in tutto il mondo per eccellenti marchi di biciclette. Nonostante questo, abbiamo dovuto aspettare che i cinesi venissero a portarci questa innovazione.
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